Premio:
N° 1 copia della silloge poetica “Cielo”, di Rosario Tomarchio, edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni” in collaborazione con Oubliette Magazine.
Saranno premiati i primi tre classificati della sezione A.

Un incontro che ha permesso di conoscere parte del carattere di questo ansioso e composito personaggio, classe 1969, originario di Ascoli Piceno, laureato in filosofia e in piano al conservatorio. Certamente la prima fase che avrà fatto capolino nelle menti degli spettatori, soprattutto coloro che poco conoscevano Allevi, sarà stata questa: c’è o ci fa?

La ragazza li raccolse e li portò con se in Texas dove rimasero nascosti fino alla sua morte avvenuta nel 1990, dopodiché furono affidati ad alcuni suoi amici che nel 1998 li passarono a Ray e Melanie Young, una coppia di El Paso, Texas.

Un ambiente di certo sereno, con una grande attenzione per la cultura, che diventa fondamentale per la stesura dei vostri tre importanti romanzi: Jane Eyre, appunto, Cime tempestose e Agnes Grey. Che cosa potreste dirci in merito?
Anne Brontë: Non ho mai considerato il mio romanzo un vero e proprio capolavoro, soprattutto perché fin dal 1847 non ebbe particolare attenzione e, alla pubblicazione di Cime tempestose, fu completamente offuscato.

Tra le varie esperienze da attrice, quale hai vissuto con maggior trasporto? C’è un ruolo particolare che vorresti interpretare e che ancora non hai avuto modo di portare sulla scena?
Monia Manzo: Credo di aver vissuto tutti i ruoli in maniera intensa, forse perché considero l’interpretazione importante sempre e comunque a prescindere dal tipo di ruolo.

Una storia ben scritta, che ha il sapore di una “danza” drammatica e, nonostante tutto, conserva una buona dose d’ironia che rende piacevole la lettura.
In fondo, questo marito è un anti-eroe contemporaneo al quale si riconosce la capacità di “volerci ancora provare”, di arrabattarsi come meglio può, e nelle cui miserie di vita non si fatica certo ad immedesimarsi.

Mia moglie e io di Alessandro Garigliano: la storia di un uomo qualunque che non si arrende al precariato

Mia moglie e io di Alessandro Garigliano: la storia di un uomo qualunque che non si arrende al precariato

“Mi ascolti? Sempre questa domanda. Bastava che mi deconcentrassi pian piano dal libro che stavo leggendo, e indirizzando l’attenzione verso di lei- era solo questione di tempo- avrei inteso tutto quello che aveva da dirmi”.

Mia moglie e io”, romanzo d’esordio del giovane catanese Alessandro Garigliano,è edito nel 2013 da LiberAria nella collana Meduse e narra la storia grottesca di una coppia…

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L’incontro tra Rosa Todde e i componenti elettronici risale ai primi anni di vita dell’artista, trattandosi invero della fatale manifestazione di un’irresistibile, straordinaria curiosità infantile che già custodisce in nuce ciò che è di là da venire.

Nell’harem del palazzo reale vivono all’incirca 200 concubine tutte di proprietà del Sultano. Sono donne che sembrano avere un’unica aspirazione, quella di raggiungere il letto del sultano per avere la possibilità di fare colpo e diventare la sua preferita o ancora meglio dargli un figlio. Ma, effettivamente, ben poche riuscivano a giacere con il sultano e a divenire kadin ossia la sua preferita. Hurrem invece ci riesce fin da subito.

Kurrem. La rosa dell’harem di Salvatore Barrocu: la storia della concubina divenuta Sultana

Kurrem. La rosa dell’harem di Salvatore Barrocu: la storia della concubina divenuta Sultana

La storia ci racconta di molte donne che hanno giocato un ruolo importante, se non fondamentale, nella vita di uomini potenti e famosi. Donne che hanno lasciato il segno, il segno della loro esistenza, della loro forza e che inevitabilmente hanno cambiato la storia.

Una di queste donne è stata sicuramente la Sultana Hurrem, una schiava di origini ucraine di cui Solimano, uno dei sultani più…

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Nella narrativa in Terza Persona Singolare queste tre entità sono ben distinte tra loro: Io racconto a te della sua (di lui/lei) storia. C’è, come sempre, la sospensione dell’incredulità in gioco: al lettore viene chiesto di credere, almeno per il tempo della lettura, che quella storia sia vera.

Premio:
N° 1 copia della silloge poetica “Cielo”, di Rosario Tomarchio, edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni” in collaborazione con Oubliette Magazine.

Dolcissima è Nelle mie lacrime (se mi lasci ti cancello) in cui la tragica fine di una relazione d’amore fa confondere le lacrime dell’innamorato con il ricordo, sbiadito, della sua fiamma. Un pianto della mancanza, tenero ed amaro allo stesso tempo. Un tango in due fittizio, trasportato dalla morbidità melodica. “Se mi lascio ti cancello/ inutilmente/ tanto tu sei qui/nelle mie lacrime/ non riesco a toglierti dagli occhi un solo istante”.

L’occasione che l’ha portato alla XXIX edizione del Premio Dessì è però la pubblicazione del suo ultimo libro, “Quando tutto questo sarà finito. Storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali” (Mondadori, 2014), romanzo in cui svela quella parte di vita di suo padre, Vittorio, il quale, a causa delle origini ebraiche, si trovò a subire le persecuzioni al quale in tanti erano sottoposti loro malgrado in quegli anni.

Intanto, vi do il benvenuto care sorelle Brontë, sono certa che ai lettori di Oubliette farà piacere leggervi. Potreste raccontarci qualcosa della vostra vita? Com’è nata e come avete coltivato la passione per la scrittura?
Charlotte Brontë: La nostra famiglia è stata sempre attenta alla cultura. Nostro padre, Patrick Brontë, era un pastore protestante che, alla morte di nostra madre Maria Branwell, ci ha preso con sé e si è assunto il compito di fornirci una buona educazione.